Art. 630 c.p.c. e art. 16 bis del decreto legge n. 179 del 2012 – Natura del procedimento di reclamo previsto dall’art. 630 c.p.c. – obbligatorietà o meno del deposito telematico del ricorso introduttivo

Cass. Sez. Unite num. 7877 del 10 marzo 2022

La Cassazione a Sezioni Unite ha enunciato i seguenti principi di diritto:

“Il procedimento di reclamo regolato dall’art. 630 c.p.c. configura un rimedio in virtù del quale è assicurato un controllo sistemico del provvedimento di estinzione, al quale deve essere, pertanto, riconosciuta struttura cognitiva. Pertanto, quando la parte che vi ha interesse chiede una decisione sull’estinzione del processo esecutivo e propone reclamo contro l’ordinanza che dichiara l’estinzione o rigetta la relativa eccezione apre un giudizio sul contrapposto interesse sostanziale dei creditori e del debitore a conseguire il risultato utile dell’espropriazione ovvero a riottenere la libera disponibilità dei beni pignorati o di quanto è stato ricavato dalla loro espropriazione, come si evince dalle norme che regolano gli effetti dell’estinzione del processo esecutivo.

Attesa la natura cognitiva del procedimento, che si dipana sullo sfondo dell’esecuzione forzata, ma del tutto al di fuori di essa, palesando una chiara natura impugnatoria ― ché, se esso non è proposto nei termini previsti, la decisione già adottata in punto di estinzione si stabilizza ― tale da determinare una netta cesura tra la fase esecutiva e quella cognitiva, deve aversi per certo che la proposizione del reclamo in discorso non sia riconducibile al novero degli atti endoprocessuali ovvero interni alla esecuzione forzata.

Trattandosi di procedimento di natura cognitiva, che instaura una nuova relazione parti-giudice, si instaura una nuova relazione parti-giudice e si colloca al di fuori dei processi esecutivi di cui al libro III del codice di procedura civile, il regime del deposito telematico di cui all’art. 16 bis del decreto legge 179 del 2012 va desunto dalla regola generale posta dal primo comma della disposizione ed è sottratto alla disciplina dell’obbligatorio deposito telematico prescritta per gli atti endoesecutivi ovvero compiuti nell’ambito del processo di espropriazione forzata”.

La sentenza in commento (1) interviene su una questione di grande rilevanza pratica.

Ai sensi dell’art. 16 bis comma 1 d.l. n. 179 del 2012, convertito dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, ed a decorrere dal 30 giugno 2014, la disciplina del deposito telematico degli atti (processuali) si articola come segue:

mentre il deposito degli atti processuali e dei documenti, da eseguirsi a cura dei difensori delle parti precedentemente costituite nell’ambito di procedimenti civili contenziosi o di volontaria giurisdizione instaurati dinanzi al tribunale, “ha luogo esclusivamente con modalità telematica”, ai sensi dei commi 1 e 1 bis del citato articolo 16 bis l’atto introduttivo di un procedimento civile può, invece, essere predisposto e depositato presso la cancelleria del giudice in forma cartacea;

inoltre, ai sensi dell’art. 16 bis comma 3, ed a far data dal 31 marzo 2015, se il processo si svolge nelle forme della espropriazione, il deposito dell’atto di pignoramento nonché della nota di iscrizione a ruolo e degli atti processuali successivi “ha luogo esclusivamente con modalità telematica”.

Muovendo dal quadro normativo di riferimento, e considerato che, nel caso concreto, era stata impugnata una sentenza che aveva ritenuto valido un reclamo depositato presso la cancelleria del tribunale con modalità cartacea, la Suprema Corte è stata chiamata preliminarmente a stabilire se il rimedio di cui agli artt. 178 e 630 c.p.c. abbia natura endoesecutiva ovvero configuri un incidente cognitivo che, sebbene funzionalmente collegato al processo di espropriazione, sia comunque strutturalmente autonomo da quest’ultimo.

Le ipotesi prospettabili erano, infatti, due.

Accedendo alla tesi favorevole alla natura endoesecutiva del rimedio avrebbe dovuto sostenersi che l’atto introduttivo dovesse essere depositato esclusivamente con modalità telematica ai sensi del terzo comma dell’art. 16 bis; aderendo alla tesi del procedimento incidentale avrebbe dovuto affermarsi che l’atto introduttivo avrebbe potuto essere legittimamente depositato anche con modalità cartacea, ai sensi del primo comma dell’art. 16 bis.

La Suprema Corte ha aderito alla tesi secondo cui il reclamo previsto dagli artt. 178 e 630 c.p.c. configura un incidente cognitivo assimilabile per natura e funzione alle opposizioni esecutive.

Secondo l’orientamento ormai consolidato della giurisprudenza di legittimità, invero, tale reclamo introduce un processo di cognizione sul contrapposto interesse sostanziale dei creditori e del debitore strutturalmente autonomo rispetto al processo esecutivo ma comunque ad esso funzionalmente collegato.

Sulla base di tali preliminari considerazioni la Suprema Corte ha, perciò, concluso affermando che il ricorso con cui è introdotto il reclamo ex art. 630 c.p.c. può essere formalizzato con modalità cartacea o telematica.

Preso atto della soluzione adottata non ha, però, affrontato il problema, avente natura evidentemente subordinata, relativo alle conseguenze che l’errata modalità di trasmissione dell’atto avrebbe prodotto.

La Procura generale della Corte di cassazione aveva depositato requisitoria (2) con cui si era chiesto di affermare che il reclamo non è atto endoesecutivo ma introduce un procedimento incidentale autonomo; che l’atto introduttivo poteva facoltativamente proporsi con modalità cartacea o telematica; aveva, inoltre, e, ad abundantiam, sostenuto che, anche ove la modalità di trasmissione dell’atto (telematica o cartacea) fosse stata errata, l’atto non avrebbe potuto ritenersi nullo e/o inesistente.