Corte Cost. n. 87 del 4 aprile 2022: dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 4 del decreto legge 28 ottobre 2020 n. 137, come convertito in legge, nella parte in cui dichiara inefficaci i pignoramenti immobiliari aventi ad oggetto l’abitazione principale del debitore eseguiti tra il 25 ottobre 2020 e il 25 dicembre 2020.

Corte costituzionale n. 87 del 4 aprile 2022: “dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 4 del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137 (Ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19), convertito, con modificazioni, nella legge 18 dicembre 2020, n. 176, nella parte in cui prevede che «È inefficace ogni procedura esecutiva per il pignoramento immobiliare, di cui all’articolo 555 del codice di procedura civile, che abbia ad oggetto l’abitazione principale del debitore, effettuata dal 25 ottobre 2020 alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto».

Con tale sentenza (Sent. Corte Costituzionale n. 87 del 04.04.2022), la Consulta interviene nuovamente sul tema del blocco delle esecuzioni nel periodo dell’emergenza Covid-19.

In precedenza, la Corte, con la sentenza n. 128 del 2021, aveva dichiarato incostituzionale la ulteriore proroga semestrale della sospensione delle procedure esecutive aventi ad oggetto abitazione principale del debitore disposta dall’art. 13 comma 14 del decreto legge n. 183 del 2020, convertito con modificazioni nella legge n. 21 del 2021, cosicché era restata la sospensione fino al 31 dicembre 2020 delle procedure esecutive riguardanti l’abitazione principale del debitore, sul presupposto che “la tutela in executivis è componente essenziale del diritto di accesso al giudice, sicché la sospensione delle procedure esecutive deve costituire un evento eccezionale, sorretto da un ragionevole bilanciamento tra i valori costituzionali in conflitto”.

Per contro, con la sentenza 213/21, la Corte aveva “salvato” l’art. 13 comma 13 del decreto legge n. 183 del 2020, come convertito, e l’art. 40-quater del decreto legge n. 41 del 2021, convertito con modificazioni nella legge n. 69 del 2021, recanti la proroga al 30 giugno 2021 e poi al 31 dicembre 2021 della sospensione dell’esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili, anche ad uso non abitativo. La Consulta aveva escluso in tal caso l’incostituzionalità giustificando la scelta legislativa in ragione della “progressiva e differenziata riduzione dell’ambito di applicazione della misura in esame, in simmetria con l’allentamento dell’emergenza sanitaria”.

Questi elementi di razionalità e di equilibrio complessivo non sono stati invece rinvenuti dalla Corte costituzionale con riguardo alla proroga dal 31 dicembre 2020 al 31 dicembre del divieto di intraprendere o proseguire azioni esecutive nei confronti degli enti del servizio sanitario nazionale, proroga disposta dall’art. 3 comma 8 del decreto lege n. 183 del 2020 rispetto all’originario termine previsto dall’art. 117 comma 4 del decreto legge n. 34 del 2020. La Consulta, con la sentenza n. 236 del 2021, ha infatti dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 3 comma 8 rilevando che la sospensione dell’esecuzione, “Costituzionalmente tollerabile ab origine,  … è divenuta sproporzionata e irragionevole per effetto di una proroga di lungo corso e non bilanciata da una più specifica ponderazione degli interessi in gioco, che ha leso il diritto di tutela giurisdizionale ex art. 24 Cost. nonché, al contempo, la parità delle parti e la ragionevole durata del processo esecutivo. … Il protratto sacrificio imposto ai creditori sul piano della tutela giurisdizionale avrebbe potuto essere ricondotto a conformità con i parametri costituzionali ove fosse stata approntata una tutela alternativa di contenuto sostanziale.”.

Su questo solco si pone la sentenza n. 87 del 2022, con la quale la Consulta è intervenuta su una norma ancora più incisiva, il citato art. 4 del decreto legge n. 137 del 2021, come convertito, prevedente addirittura l’ “inefficacia” di ogni procedura esecutiva per il pignoramento immobiliare avente ad oggetto  l’abitazione principale del debitore effettuata tra il 25 ottobre 2020 e il 25 dicembre 2020. Per due mesi, quindi, era stata disposta non solo la sospensione delle procedure esecutive, ma addirittura il venir meno dei pignoramenti eseguiti, l’eliminazione delle procedure aperte.

Già in sede di primo commento si era evidenziata la portata “esplosiva” della previsione. Ed alcuni autori avevano ipotizzato, nell’ottica di una interpretazione costituzionalmente conforme, che la norma non intendesse realmente dichiarare l’inefficacia dei pignoramenti eseguiti aventi ad oggetti abitazione principale del debitore, limitandosi solo a ribadirne la improseguibilità.

La Corte Costituzionale esclude questa lettura, indicata come “riduttiva”,sia perché contraria alla lettera della disposizione …  sia perché incoerente sul piano sistematico”, apparendo senza senso la previsione della mera inefficacia dei soli atti successivi della procedura esecutiva a fronte di una sospensione ex lege della procedura stessa già derivante dall’art. 54-ter del decreto legge n. 18 del 2020 come convertito e successive proroghe.

Ciò posto, la Consulta afferma che la norma, nell’intervenire sui pignoramenti, viola sia l’art. 24 che l’art. 3 Cost.

Il primo perché, premesso che “il diritto del creditore a soddisfarsi in sede esecutiva costituisce componente essenziale del diritto di accesso al giudice, sancito dall’art. 24 Cost.”, “sono ammissibili limitazioni al diritto del creditore di agire in sede esecutiva solo se fondate su circostanze eccezionali e se circoscritte nel tempo (sentenze n. 236, n. 213 e n. 128 del 2021). Di contro, una previsione come quella censurata, sia pur limitatamente al breve periodo di due mesi, limita oltre modo il diritto del creditore finanche a cautelarsi con il pignoramento dell’immobile a fronte del rischio di possibili atti di disposizione da parte del debitore.”

Il secondo perché, “allo scopo di tutelare il diritto di abitazione del debitore esecutato, contempla una conseguenza eccessivamente pregiudizievole per il creditore, che non si pone in necessaria correlazione con siffatta finalità di tutela. Infatti il predetto diritto, certamente meritevole di speciale protezione, costituendo esso un «diritto sociale» incluso nel catalogo dei diritti inviolabili (sentenza n. 128 del 2021), per un verso non viene meno per effetto della sola apposizione del vincolo del pignoramento e, per l’altro, era già adeguatamente tutelato, nello stesso periodo, dalla proroga della sospensione delle relative procedure esecutive, prevista dall’art. 54-ter del d.l. n. 18 del 2020, come convertito, oltre che dalla sospensione dell’esecuzione dell’ordine di rilascio dell’immobile, contemplata dall’art. 103, comma 6, dello stesso decreto-legge.